Gli aspetti psicologici della perdita del lavoro

Cassa integrazione, mobilità, disoccupazione, crisi e incertezza economiche sono termini che incontriamo sempre più frequentemente nel linguaggio comune. Soprattutto, sono termini che accomunano sempre più spesso l’esperienza di molte persone. Vediamo gli aspetti psicologici di questa esperienza.

Da un punto di vista psicologico non possiamo non chiederci cosa significhi per queste persone vivere queste esperienze. Cosa vuol dire non avere un lavoro? Perché la gente si dispera e arriva a togliersi la vita? Sono i soldi il motivo? È la mancanza di alcune “caratteristiche di personalità”? Non vogliamo darlo per scontato.

Possiamo ipotizzare che l’assenza di lavoro, per una perdita o per un mancato raggiungimento delle proprie aspirazioni professionali, possa rappresentare per alcune persone molto di più che un semplice danno economico: l’assenza di lavoro può diventare una situazione di vita in cui l’autonomia e la capacità di autodeterminazione sono fortemente minacciate, e il prezzo da pagare è la perdita di una parte importante della propria identità.

Questo potrebbe avvenire almeno in due modi.

Da un lato, possiamo immaginare la vita di una persona che ha basato la propria esistenza intorno al suo ruolo professionale. In questo caso, il lavoro può aver avuto una parte talmente importante, che la sua perdita la lascia in balia di un vuoto incolmabile. Per esempio, per una persona che ha vissuto per essere una maestra e ha dato senso alla sua esistenza attorno a questo impiego, perderlo può voler dire trovarsi senza ruoli ai suoi occhi altrettanto significativi. Per uno studente che ha scommesso dieci anni della sua vita per diventare chirurgo, avere un incidente irreparabile alla mano poco prima dell’esame di abilitazione può voler dire restare senza alternative per lui valide.

D’altro lato, possono esserci altre persone per le quali il lavoro è importante non perché permette di riconoscersi in un ruolo professionale, ma perché mantiene in piedi altre cose, molto più importanti e significative dal punto di vista della persona. Per esempio, per alcune persone il lavoro è condizione indispensabile per sentirsi adeguati nel ruolo di genitori; una costruzione potrebbe essere: “posso essere un buon genitore solo se sostengo economicamente il futuro dei miei figli”. In questo caso, l’assenza del lavoro si ripercuote su aspetti fondamentali della propria identità e la persona deve far fronte a un cambiamento molto difficile nella propria vita, poiché si scopre diversa da come pensava di essere sotto molti e importanti aspetti, portando anche a volte a crisi di ansia.

In entrambi casi sopra descritti, la persona vive la sensazione che qualcosa di importante nella sua vita si sia perso. Tuttavia, nel primo caso quello che viene meno è effettivamente un ruolo legato all’aspetto professionale, mentre nel secondo caso il ruolo professionale è solo un tramite, solo un ponte: nelle storie di queste persone ad essere compromessa è la loro possibilità di sentirsi qualcos’altro (“genitori”, “autonomi”, “viaggiatori” ecc.), si perde qualcosa che se ci si ferma a un’analisi più superficiale è difficile da ricondurre all’impiego.

Diversamente, per alcune persone, l’assenza del lavoro non richiede la riorganizzazione della propria identità, in quanto potrebbe non essere un aspetto centrale per il loro modo di essere.

In ogni caso, se vogliamo comprendere le implicazioni della mancanza di lavoro nella vita di una persona, nei termini della sua psicologia personale, il punto di partenza è cercare di guardare il mondo dal loro punto di vista, capire su quali aspetti ha scommesso, cosa c’è in gioco, quali alternative ha a disposizione e quali altre, invece, non può considerare.